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Neonato muore per sepsi fulminante a 26 ore dalla nascita

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E’ accaduto a Trapani dove a 26 ore dalla nascita nel reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale S. Antonio Abate di Trapani è deceduta un neonato. Il piccolo sarebbe deceduto per una sospetta sepsi neonatale fulminante. La direzione aziendale al fine di fare chiarezza su quanto accaduto ha istituito una commissione: “acquisire ogni dato utile, onde accertare l’eventuale sussistenza di carenze assistenziale”. Stando a quanto si apprende, il bambino è nato senza complicazioni con un parto naturale con tutti i parametri vitali nella norma. Tuttavia dopo circa 6 ore si sono alzati gli indici infettivi per cui è intervenuto il neonatologo, che ha applicato la terapia antibiotica che purtroppo non ha sortito effetto. Ma cos’è la sepsi?

Sepsi: cos’è

La sepsi neonatale è una iunfezine di natura batterica che si verifica durante il periodo neonatale. I sintomi sono molteplici e spesso hanno natura aspecifica, ovvero: ridotta attività spontanea, riduzione del battito cardiaco, difficoltà respiratoria, vomito, diarrea, apnea, temperatura instabile, irritabilità. convulsioni e ittero. Risultano maggiormente a rischio i neonati con basso peso alla nascita o nel caso di rottura prematura delle menbrane. In termini generali la sepsi consiste in una risposta anomala dell’organismo a una infezione che può essere sia di natura virale, batterica o parassitaria. Una risposta di questo tipo può verificarsi quando il sistema immunitario che ci difende dalle infezioni si mobilita in maniera disordinata e disorganizzata per fronteggiare una infezione. In questa confusione finisce per aggredire l’organismo medesimo. Alla base vi è sempre un’infezione, ed in effetti è nota anche come battieremia, che indica proprio la presenza di batteri nel sangue.

Riguardo alla cura, il paziente con sepsi richiede un ricovero immediato in terapia intensiva e viene sottoposto a un trattamento antibiotico con somministrazione dei farmaci per via endovenosa. Altre terapie sono mirate invece al recupero degli organi colpiti dlala sepsi. La soministrazione dei liquidi per via endivenosa serve invece a migliorare la pressione arteriosa. In alcuni casi si può rendere necessario l’intervento chirurgico in presenza di tessuto necrotico o infetto con l’amputazione degli arti per salvare la vita al paziente. Per gli ascessi si procede invece al drenaggio. Ovviamente quanto più la terapia è tempestiva tanto più aumentano le probabilità di sopravvivenza del paziente stesso.

 

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