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Digiuno intermittente: cos’è e perché fa bene al cervello

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Il digiuno è una pratica che ha una tradizione antica in quanto è stata messa in atto da molti mistici cristiani e non. Ma questa pratica ascetica veniva praticata ancora prima dai discepoli di Pitagora che si astenevano categoricamente dal mangiare alcuni cibi, in quanto avrebbero interferito col  percorso di liberazione dell’anima dalle catene del corpo. In effetti numerosi studi hanno messo in evidenza che il digiuno avrebbe degli effetti  benefici anche sul nostro organismo, in particolare  sul cervello. E’ quanto emerge da una ricerca che è stata condotta dal National Institute on Ageing di Baltimora, secondo cui mangiare poco avrebbe un effetto protettivo riguardo allo sviluppo di patologie degenerative quali l’Alzheimer e il Parkinson. Ma andiamo a considerare più nello specifico che tipo di digiuno può rivelarsi utile alla salute del nostro cervello.

Digiuno: ecco perché fa bene al cervello

In particolare il digiuno va programmato e praticato secondo criterio. In tal senso col digiuno intermittente è sufficiente ridurre l’apporto calorico per 2 giorni su 7 per avere dei benefici. In particolare durante un regime dietetico basato sulla restrizione calorica le cellule del cervello per reagire a questa situazione di stress vengono stimolate a restare attive ed efficienti. Qualcosa di analogo accade ai muscoli con la pratica dell’attività fisica. Stando ad alcuni dati clinici presso  il Centro di ricerca sull’Alzheimer della Mayo Clinic è emerso che negli anziani il deterioramento cognitivo lieve che costituisce un importante fattore di rischio per l’Alzheimer, sarebbe doppio tra quelli che sono soliti mangiare di più. Insomma la pratica del digiuno intermitente attuato mediante  restrizione calorica avrebbe l’effetto di mantenere giovane  il nostro cervello più a lungo, diminuendo il rischio di sviluppare patologie neurodegenerative quali l’Alzheimer e la demenza senile.

 

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